venerdì 27 marzo 2020

Marcire nella misera e nella disoccupazione


Leggendo gli articoli scritti dagli economisti non si può che smorzare l'ottimismo di alcuni commentatori: siamo prossimi ad una recessione probabilmente peggiore di quella del 2008.
Molti sono destinati a "marcire nella disoccupazione e nella miseria", per dirla con le parole di Houllebecq: stare a casa per salvare vite umane è un imperativo categorico al quale nessuno giustamente può sottrarsi, più di 3 miliardi di persone sono in isolamento; i danni economici sono evidenti a chiunque abbia un minimo di buon senso, ma alcuni tra quelli che hanno un lavoro stabile sembrano non accorgersene: mentre costoro passano la quarantena nella noia, tra una abbuffata e l'altra, leggendo, guardando film e ammazzando il tempo come meglio possono, ci sono milioni di persone che hanno già esaurito le proprie risorse, altre perderanno a breve tutti i risparmi accumulati in anni di sofferenze e lavoro, gli imprenditori hanno visto bruciare i propri investimenti in pochi giorni.
È comprensibile che queste persone non dormano la notte e siano prese da un continuo stato d'ansia e sconforto.
Oltre ai risvolti psicologici ed economici che questa situazione sta già mostrando, dobbiamo prendere atto della necessità di interventi pubblici sostanziosi e di una comunicazione che sia trasparente, seria e responsabile, che non alimenti false speranze che saranno probabilmente tradite.
Una crisi come questa può minare le fondamenta della comunità sociale, dello Stato democratico, sconvolgendo le strutture in cui si svolge comunemente la nostra vita.
Finora non ho scritto nulla sul coronavirus Covid-19, nonostante il blog da sempre si occupi anche d'attualità, perché in pochi hanno capito che quando si parla di argomenti tecnici e scientifici dell'opinione di chi non ne sa nulla si può fare tranquillamente a meno.
Sono sempre pronto ad affrontare temi divisivi, contro la communis opinio che vuole che chi scrive si occupi solo di libri, purché si tratti di argomenti che sia in grado di affrontare.
Condivido la critica che il ricercatore universitario e divulgatore Dario Bressanini ha mosso tempo fa agli studiosi che, nelle varie ospitate televisive, spacciano per dati scientifici suffragati dalla ricerca delle mere opinioni personali, in quanto tali prive di autorità scientifica. 
Questo comportamento, di per sé antecedente rispetto all'attuale emergenza, genera polemiche dannose, soprattutto in un paese dove la scienza viene snobbata, se non derisa, e porta a confronti/scontri televisivi degni dei peggiori opinionisti. 
Come si può pretendere serietà dal cittadino comune se i primi a buttarla in caciara sono i professionisti?
Quando si risponde alle domande del conduttore si dovrebbe separare chiaramente la sfera dei giudizi personali da quella dei dati scientifici, altrimenti non si fa altro che alimentare il calderone delle fake news.

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