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mercoledì 1 gennaio 2020

Perché Maurizio Merluzzo ha ragione


Il doppiatore Maurizio Merluzzo si sta lamentando da anni degli scarsi risultati delle prove di doppiaggio di personaggi famosi a cui vengono affidati incarichi importanti nonostante non abbiano alcuna competenza e conoscenza in materia, solo perché attirano gente nelle sale cinematografiche. Come si fa a non condividere le sue critiche? Pubblicare libri trash di personaggi televisivi e influencer che ammettono pubblicamente di non aver mai letto un libro in vita loro, far doppiare ruoli di primo piano a chi non ha seguito un corso di doppiaggio, produrre canzoni di youtuber è offensivo per chi si impegna ogni giorno in una disciplina artistica. Spesso si dice che tutto ciò che riguarda l'arte è soggettivo, quindi nessuno può dispensare patenti di alcun tipo. Questo è ovvio, ma non tutti sono in grado di scrivere libri, doppiare un film, disegnare un quadro, un fumetto o cantare: oltre al talento serve lo studio, inutile negarlo. Poi chi si impegna può piacere o essere odiato, ma di sicuro chi non impiega neanche un'ora del proprio tempo per migliorarsi non può che fare schifo. 
Bisogna saper leggere i dati ISTAT sulla lettura: comprare 10 libri all'anno, 100, 1000 non serve a niente se, come spesso accade, non vengono letti e servono da suppellettile per abbellire la casa. Meglio comprare poco, ma leggere tutto e, soprattutto, libri di alta qualità. Mi stupisco del fatto che non tanto gli editori, che sono imprenditori e pensano ovviamente al profitto economico, ma gli scrittori, gli intellettuali e chi si occupa di promozione culturale a vario titolo si preoccupino solo della quantità e non della qualità. In base alla statistica ISTAT è lettore forte chi legge più di dieci libri: quindi chi ne legge 5 di Tolstoj è più ignorante di chi legge 10 romanzi rosa? E chi studia e lavora e non ha il tempo materiale per leggerne 10 al mese e seleziona quelli più meritevoli? I libri letti in biblioteca non contano nulla in queste statistiche perché non vengono venduti? Sinceramente entrando in libreria un non lettore non può che smarrirsi tra i milioni di titoli pubblicati ogni anno: saranno forse troppi? Siamo sicuri di aver intrapreso la strada giusta per promuovere la lettura? Un libro di Mario Luzi, quando l'autore aveva già ottenuto dei riconoscimenti, faticava ad arrivare alle 10 000 copie. Per fortuna hanno continuato a pubblicare le sue opere. Ossi di seppia di Montale l'anno scorso ha raggiunto le 100 000 copie vendute: significa forse che vale meno di uno youtuber che arriva al milione in un anno? La cultura si ribella alle regole del mercato, è ancora elitaria e dovrebbe essere un problema in un regime democratico.
In conclusione, speriamo che questa moda passi (ne dubito fortemente, temo che non possa che corroborarsi) e che si affidino questi compiti ai professionisti del settore (esistono, fidatevi!)

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